mercoledì 8 maggio 2019

Volevo fare le pagelle e invece... (ovvero la stagione del Nola Città dei Gigli)


Premetto che eravamo preparati ad un campionato di grande sofferenza. Ma dopo la grande abboffata di un anno fa non è stato facile abituarsi. Io, e come me credo tanti tifosi, ci abbiamo creduto in un miracolo. Abbiamo tifato, incitato, bestemmiato, insultato le avversare e pure le nostre ragazze. Abbiamo mangiato cioccolatini, torroncini e tante altre buone cose (quoto i kitkat). E, alla fine, nonostante tutto il tossico per i risultati, ci siamo divertiti. Che alla fine è quello che conta di più. Tanto io lo so che torneremo a vincere (e comunque non è ancora finita la stagione, e mi fermo qua). 
Avrei voluto fare le pagelle. Ma poi è uscita sta roba qua… 

TRA IL SERIO E IL FACETO

Avanziamo una cena. Penso che alla fine l’importante è che uno provi emozioni e si diverte. E credo che il divertimento e l’allegria al PalaSpork non sono mai mancati. Almeno quelli. E quindi un grazie, non affatto scontato, è dovuto a tutte quelle persone che ci hanno consentito di vivere dei sabato pomeriggio in allegria e amicizia. Certo, ci avete rimesso qualche anno di salute e forse il vostro fegato ne avrà risentito, ma credo che oramai ci siete abituati. E comunque il bicchiere è sempre mezzo pieno. Non mollate. Mai. Che v’appicciamm o locale… [Correzione in corsa. Mi comunicano dalla regia di ricordare che due persone aspettano ancora una cena]

Un capitano. Nei suoi sguardi, nelle sue schiacciate, nel suo tenere duro nonostante gli infortuni, tutta la voglia, la rabbia, l’impotenza di chi ce la mette tutta ma spesso deve fare i conti contro avversari più forti ed esperti. Una volta mi è stato detto da Tonia De Martino che la pallavolo è una scuola di vita, che aiuta a superare i propri limiti, che si impara tanto di se stessi. Quanto sei invecchiata quest’anno, eh Tonia? 

Giovanna Prisco. Ogni mattina una giocatrice del Nola Città dei Gigli si sveglia e sa che dovrà guardarsi attorno con attenzione, se non vorrà finire a sua insaputa in una storia di Instagram. Ogni mattina non importa dove, come e quando (e perché), Giovanna Prisco ti troverà e ti farà finire nelle sue storie di Instagram. Se poi ti chiami Chiara Palazzolo neppure in bagno puoi stare in grazia di Dio. STALKER

Il PalaSpork. Passano gli anni, cambiano le stagioni, vanno via, dirigenti,  sindaci e assessori, arrivano commissari ma il PalaSpork resta (la solita schifezza). Uno si sfastarea pure a scrivere ogni volta sempre le stesse cose. Non oso neppure immaginare la pazienza che debba avere chi, ogni giorno, per fare attività sportiva debba confrontarsi quasi quotidianamente con una serie di problematiche senza fine. Neppure il tempo di apparare le caldaie che si fulminano le luci dei riflettori, e gli spogliatoi, e le porte che non possono chiudersi, e… Ora confidiamo, oltre che nei nostri amati Santi patroni, anche nel finanziamento ottenuto dal precedente Assessore allo Sport, almeno per cominciare a fare qualcosa (ma solo a me sta cosa mette un’ansia incredibile?).  

MAGIC MOMENT (CHI DIMENTICA È COMPLICE) 

Giovanna Prisco 2. Ma della prima volta in aereo ne vogliamo parlare? No, perché sarà pur vero che la stagione sportiva non è stata di quelle da ricordare, ma quel volo (e quei filmati) resteranno nella storia (e non solo di Instagram). Chi ama (il Nola) non dimentica. 

Me medesimo. Quale partita fosse non ricordo (e neppure voglio farlo), ma di quella volta in cui mi sono lanciato in una corsa sfrenata con l'agilità di elefante marino giù per le gradinata per arrivare dietro l'arbitro e ricoprirlo di insulti e maleparole ne vogliamo parlare. Chi ama (il Nola) non dimentica 2 (la vendetta) 

Mister Parrucchino. Beeeep, Beeeep, beep, beep beep, beep (ma pure duuum duuum duuum duuum). Dalla Calabria col furgone per farci venire a tutti quanti un mal di testa allucinante. Una roba mai vista, da far perdere la testa pure a Donnarumma che al cambio campo smadonna all'indirizzo dei tifosi ospiti come non ci fosse un domani. Anche in quel caso, si è persa un po' la trebisonda (vi prego, lasciatemela, sti strunzat mi piacciono). Solo a ricordare di quella partita hanno cominciato a fischiare le orecchie. Pure a voi vero? Chi non c'era non potrà mai (ma proprio mai) capire. Che incubo. Maronn!

Il 30 marzo. Torniamo di nuovo seri. E’stato il momento più bello ed emozionante di tutta la stagione. Il 3 a 1 casalingo contro il Terrasini di Palermo è di quelle gare che ti rendono fiero e orgoglioso della tua squadra. Ottenuto sputando sangue dal primo all’ultimo punto, una partita tutta cuore, grinta e carattere. Tifosi, ragazze in campo e tutti gli altri: siamo stati una cosa sola. Troppo bello tornare a risentire l’inno di San Paolino. Si vive di emozione nello sport, seppur di breve durata. 

I TIFOSI (TORNERANNO A CARICAR)

Foooorza!!! Foooorza!!! È il grido di battaglia del professore Pasciari. Ora, è difficile spiegare e farvi capire quello che PER ME (trattasi di interpretazione personale eh, attenzione) rappresenta quel grido. È come se uno vorrebbe bestemmiare tutti i santi del paradiso, sfogare tutta la propria delusione di tifoso perché la tua squadra sta facendo sch… non sta giocando bene, ma dall'alto della tua grande esperienza di vita sportiva sai che almeno tu, quando tutti gli altri smadonnano e perdono la calma (che poi, visti i personaggi calienti presenti sugli spalti capitava abbastanza di frequente) devi fare il pompiere e provare a gettate acqua sul fuoco. Quindi fai uno sforzo sovrumano, a volte quasi epico (lo so, sto esagerando, anche se...) e ti esce quel "Forza!!! Forza!!!" con voce da baritono che, tutto sommato, riesce nell'intento. Almeno fino al prossimo punto perso. Se ho interpretato male chiedo venia (ma la mimica corporea…) 

Andrea 1. Sugli spalti è tra i primi ad intonare cori e ad animare la torcida. Nonostante la sua pazienza sembra non avere limiti, a volte anche a lui capita di smadonnare malamente proprio. Due quest’anno gli episodi (che visto il tossico sportivo sono davvero pochi). Nel primo quasi ci davamo a mazzate (e non nel senso metaforico, giuro ho sudato freddo) sulle tribune dello Sporting Club con un genitore di giocatore avversario. Nel secondo ci è andata di mezzo il libero del Nola Città dei Gigli. E quando Andrea parte non lo puoi fermare (rischi che pigli pure una paliata pure tu). Davvero non gli capita mai di perdere le staffe (chi lo conosce sa che è così) e si pente subito. Però che spettacolo stargli vicino in quei rarissimi momenti. Onore e piacere. Onore e piacere.

Andrea 2. Come sopra. Per lui gli spalti del PalaMerliano (ma pure quelli di altre strutture quando segue la squadra in trasferta) hanno uno strano effetto, e appena varca la soglia del Palazzetto si trasforma nell’ultras più sfegatato che conosca. Avversari, tifosi ospiti, arbitri e talvolta pure qualche giocatrice della squadra locale: nessuno scampa alla sua ira funesta. Per fortuna a furia di urlare a squarciagola perde la voce, per la tranquillità della moglie Barbara e di tutta la famiglia. Smaltita l’adrenalina torna il più saggio ed equilibrato dei tifosi. Onore e piacere 2 (la vendetta).

Chi l’ha vista? Cioè l’anno scorso quando si vincevano tutte le partite era protagonista indiscussa sulle gradinate, la tifosa numero uno. Studiava cori personalizzati, incitava la squadra fino a restare senza voce, si selfava sul carro dei vincitori. Embè, tu quest’anno l’hai vista mai (se non in rarissime occasioni)? Dai social si apprende che ha seguito le squadre giovanili (che, guarda caso vincevano spessissimo), abbandonando la prima squadra proprio nel momento del maggior bisogno. Della serie 1: ti piace solo vincere facile (bonsci bonsci bon bon bon). Della serie 2 “o tuossc manc e suric o vonn” (il veleno neppure i topi lo vogliono). Della serie 3: “Ehhh, ma ero impegnata con il giglio”. 


lunedì 1 aprile 2019

La Liga Genuine (quello che sta succedendo cambierà il calcio per sempre)

“Para mi es un orgoglio inmenso vestir esta camiceta” (Sergio Olmo, Rayo Vallecano)
“Algo està pasando cambiarà el futbol per sempre” (LaLiga Genuine)

Avevo questo scritto in canna da un cuofano di tempo. Ma... Poi, il post del Rayo su twitter che annunciava la “Fase Vallecas” de LaLiga Genuine per il 5-7 aprile e la giornata internazionale per la consapevolezza dell'autismo mi hanno fatto dare una mossa... E quindi racconta questa storia.


Ho scoperto La Liga Genuine Santander (che, per i profani, è lo sponsor de La Liga) qualche tempo fa, seguendo la squadra per cui faccio il tifo da 20 anni in Spagna: il Rayo Vallecano. Ora non sto qui a spiegarvi che cosa è il Rayo (terza squadra di Madrid). “Equipo obrera” del 'barrio de Vallecas”, è squadra dichiaratamente antirazzista, antifascista (vi lascio immaginare nel periodo franchista), ecologista, antiomofoba. Ma da statuto societario proprio, con l'inclusione nel suo DNA. Per farvi meglio comprendere, la terza camiceta del Rayo ha, da anni, l'arcobaleno LGBT. Non credo in Italia esista una realtà calcistica paragonabile. Ovviamente, sotto il profilo strettamente sportivo le gioie sono poche... 'ma ch c n fott' (cit.).


Comunque, seguendo Valleca sui social, ho visto che settimanalmente, apparivano su twitter e fb, post e risultati sulle squadre di “futbol inclusivo” del Rayo. Da qui a scoprire LaLiga Genuine il passo è stato breve. Si tratta di un progetto all'avanguardia nel 'campo' dello sport inclusivo, che coinvolge tutte le squadre di Prima e Seconda Divisione (le nostre serie A e serie B) de LaLiga. Ovviamente il Rayo è tra le squadre pioniere di questa Liga (e come non avrebbe potuto essere). Le squadre sono formate tutte da giovani con problemi di disabilità intellettive, disturbi dello sviluppo e  disturbi dello spettro autistico (in spagnolo TEA). 

Inutile dirvi che ogni volta mi “impressiono” e un poco mi metto pure scuorno. Cioè la gran parte delle squadre professionistiche in Spagna hanno una scuola calcio di futbol inclusivo, con alcune delle “prime squadre” che disputano una vera e propria Liga in miniatura: LaLiga Genuine appunto. Spiego meglio, il futbol inclusivo, per regolamento coinvolge proprio bimbi e ragazzi con lo spettro autistico e disturbi intellettivi. Dunque bimbi e ragazzi praticano sport e crescendo, dai 16 anni in poi (da regolamento) vengono aggregati alla prima squadra. Ovviamente ci sono anche campionati per fasce di età. Cioè Atletico Madrid, Villarreal, Real Sociedad, Celta, Valencia hanno tutti una sezione di futbol inclusivo. Anche il Real Madrid, nonostante non partecipi ancora a LaLiga ha una scuola calcio di futbol inclusivo. Nel 2017 si è addirittura disputati il primo clasico inclusivo: Real Madrid-Barcelona. Proprio come in Italia, insomma... Ugualos ugualos...

Già, in Italia. Il confronto è imbarazzante. Da noi il nulla o quasi. La Roma, con la sua fondazione, per adesso è l'unica realtà del nostro calcio ad aver messo in piedi, da un paio di mesi (quando LaLiga Genuine esiste da due anni, e quasi tutti i club professionistici hanno scuole calcio di futbol inclusivo, cioè rendiamoci conto un attimo) , un progetto di “calcio inclusivo” con annessa scuola calcio per bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico e intellettivo. Forse perché il dg (anzi, l'ormai ex dg) Monchi veniva da una lunga esperienza proprio in Spagna. Dopo la Roma, si distinguono (diciamo così) Juve e Milan, che la scorsa estate hanno accolto nei propri campus qualche bimbo affetto da spettro autistico (il Milan 5, la Juve un paio in più). Poi c'è il nulla. Certo, esistono tante piccole realtà che già da tempo lavorano e sviluppano progetti legati al calcio e all'inclusione. Ma siamo indietro, tanto tanto. Spesso, da quanto ho appreso, l'iniziativa è legata a singole realtà, con la totale assenza di una cabina di regia. In Spagna invece la Federazione è in prima linea. Quasi tutte le squadre della Liga, le più importanti sicuro, hanno convenzioni speciali con la Federacion Autismo. Da noi invece... Basti pensare che la Roma, con la sua squadra di calcio inclusivo, sarà costretta a sfidare squadre di paesi esteri. Dove, che novità, sono avanti anni luce. Dal punto di vista internazionale, sempre su forte spinta della Spagna si sta poi ragionando su un torneo europeo, una sorta di Champions League. In Italia neppure ne abbiamo mai sentito parlare di questa roba. 
E questo  quanto. Stasera è domabi, forse, i giocatori di serie A si coloreranno di blu, porteranno in campo il solito striscione. Ma da domani...
Dimenticavo: l'obiettivo primario della Liga Genuine è quello della 'normalizzazione della pratica sportiva per persone con disabilità intellettive'. Il secondo è quello di 'rendere felici le persone'.
Di seguito (dopo la foto) un paio di video. 

P.S. Tra i giocatori del Rayo Genuine c'è Sergio Olmo, che di recente ha partecipato come attore al film “Non ci resta che vincere”.


La squadra di futbol inclusivo del Rayo Vallecano

venerdì 21 settembre 2018

Dalla serie A2 a Nola: la storia del preparatore Alfredo Diana (e come riesca ogni giorno a non farsi cacciare da casa)


“Prosegue senza intoppi (vi prego, non ridete) la preparazione atletica … Agli ordini dell’allenatore tizio e del preparatore caio la squadra si sta preparando alla stagione ufficiale…”. Credo che in vita mia avrò scritto centinaia di pezzi con questo attacco. E in queste centinaia di articoli mai una volta che avessi sentito per un ‘intervista un preparatore atletico. Dunque, quella con Alfredo Diana è la mia prima volta. 

Chi è Alfredo Diana 1? Il preparatore atletico del Nola Città dei Gigli. La sua storia con la pallavolo è cominciata più di dieci anni fa, un cammino che lo ha portato fino alla serie A. Il destino (che si chiama Luciano Della Volpe) poi lo ha portato a Nola, al Città dei Gigli, con cui ha conquistato la promozione in serie B2.
“Ho praticato calcio a livello agonistico, poi ginnastica dove ho vinto un campionato nazionale. Nel 2005 la prima esperienza col volley. Mi chiama Ignazio Nappa che allenava il Carinaro in B2 e mi chiede di fare qualche lezione di step alla squadra durante la pausa natalizia. All’epoca il Brasile utilizzava lo step per allenarsi. Da lì ho cominciato per poi proseguire come preparatore”.

Fino ad arrivare in serie A2…
“Grazie a Luciano Della Volpe. A lui mi lega un affetto importante oltre ad una grande stima personale, che resta e resterà credo per sempre. Le esperienze, le emozioni che abbiamo vissuto insieme non si possono dimenticare mai. Come Elena Drozina d’altronde. Sono persone importanti nella mia vita. E poi è anche grazie a loro che sono arrivato a Nola. Dividermi professionalmente da lui è stato difficile. Davvero tanto guarda. La mia riconoscenza ci sarà per sempre. Ma in questo momento sono a Nola e sono felice di stare qui”.

Col Nola, anzi con Nola,  è quasi stato un colpo di fulmine…
“Al primo allenamento un anno fa ho provato sensazioni positive, mi sono sentito come a casa mia” (nonostante il non perfetto stato dei luoghi della ‘G. Bruno – Fiore’ e del Palazzetto… Alfrè non voglio sapere come è casa tua ma mi fai preoccupare un poco, mo nasce una bambina…)

Alfredo si è calato benissimo nella realtà. Forse pure troppo direi. Ha partecipato a numerose serate della festa, ‘gozzovigliando’ (ah ah ah) e facendo burdello pure sotto ai gigli (ti manca una cullata però, quindi niente carta d’identità di nolano doc, almeno non ancora…)
“Il senso di appartenenza di voi nolani è qualcosa di spaventosamente bello (lo devi scrivere e l’ho scritto, ok). Dalle mie parti (Aversa) non è così. Mi ha conquistato giorno dopo giorno. Mi ha preso davvero. Tanto che a giugno sono venuto spesso a Nola. Ho partecipato e ho visto la festa. Ho portato pure mia moglie nonostante fosse incinta. Molti mi dicono (pure io eh, ma non solo) che si vede che sono nolano dentro. E questa cosa davvero mi riempie di orgoglio”.

Chi è Alfredo Diana 2? E’qualcosa di più di un preparatore atletico (di ottimo livello). Trascinatore del pubblico nelle gare casalinghe, dj resident, animatore del gruppo, tassista (ripeto, gli manca solo portare il giglio. Ma l’anno prossimo non sfuggirai. La maglia della paranza, ovviamente la Stella, fai come se già ce l’avessi). Vive la realtà del Nola Città dei Gigli “praticamente 24 ore su 24”. In più ha una palestra che lo impegna quotidianamente e fa pure il professore…
Come riesci a fare tutte queste cose e non farti cacciare da casa da tua moglie?
“Non ne ho la minima idea. Rischio di essere messo alla porta ogni giorno. Tra la palestra ad Aversa e il Nola Città dei Gigli torno praticamente tutte le sere dopo mezzanotte. Ogni volte che riesco a mettermi a letto mi dico ‘Alfredo ce l’hai fatta anche questa volta'”.

Eh, ‘però adesso arriva un’altra figlia, non potrai più fare tutte queste cose’ (cit. mia moglie Veronica)…
“Lo so, ma io dico sempre che quando sarà (non manca troppo ma neppure poco) affronteremo la situazione e vedremo il da farsi. In un modo o nell’altro ci organizzeremo” (uààà pure io la stessa cosa #teampapàbis)

Per concludere una domanda sul campionato oramai alle porte… Che stagione sarà?
“Durissima, ma ce la stiamo mettendo e ce la metteremo tutta. E anche di più. Quella di Guido è una scommessa che mi affascina. Mi piacciono le sfide, le missioni quasi impossibili. Più è difficile più sono spinto a dare il meglio. Alla fine come dite a Nola ‘se a spalla nun cia fa c’ pens o core”.


sabato 21 luglio 2018

Nola c'è, anche "quasi sul tetto del mondo"

A. “Facciamo una cosa tipo un’intervista o una chiacchierata che facciamo tra di noi..."
C. “Si… Ma aspettiamo domani almeno, che ci sta la finalina”
A. “Va bene… Io volevo ripercorrere tutta la carriera”
C. “…” [Ecco, io un “coccodrillo” vorrei proprio evitarlo, almeno per tanto tanto tempo]

 
Il punto di partenza è: la nazionale italiana femminile di sitting volley arriva quarta nel campionato del mondo.
Eh vabbuò… Neppure a medaglia. Eppure il risultato ha quasi dell’incredibile. Perché prima di questo mondiale l’Italia aveva 700 punti nel ranking. Cioè na roba che pure la Repubblica Democratica del Congo era meglio di noi. In questo mondiale le azzurre hanno battuto Iran e Olanda (n. 5 e n. 6 nel ranking) perdendo solo con USA e Cina, davvero troppo avanti.
Un miracolo perché fino al 2013 in Italia neppure esisteva in Fipav un settore dedicato a questo sport per disabili.
Dunque, di che parliamo… Che scriviamo… Cominciamo col dire che tra i papà del sitting volley in Italia c'è un nolano. Ma no di quelli che nascono qua e poi se ne vanno e diventano “qualcuno” e chi si è visto si è visto… e poi te li ritrovi presidenti di fondazioni della festa più bella del mondo che neppure sanno bene dove, come quando e perché…
No, un vero nolano di Nola che non smette un attimo di ricordarlo a chiunque si muove nelle sue orbite. Uno che ha avuto il pataniello, che si schiattava sotto al giglio, che vive qua per scelta e che guai ad andarsene altrove…
Io me lo immagino in Olanda a cercare di spiegare a iraniani, statunitensi, cinesi e russi che cosa è un giglio e la festa e San Paolino. Invece del biglietto da visita lui porta in giro una bandiera italiana con la scritta “Nola c’è”. La prima volta che l’ho vista in foto credo sia stata alle olimpiadi di Londra, ma secondo me gira il mondo da ancora più tempo.
Comunque, si diceva, in Italia un nolano è il papà di una disciplina sportiva per diversamente abili. Pippobaudianamente parlando si potrebbe quasi dire che “il sitting volley in Italia l’ho inventato io” (o quasi). Il movimento è stato creato praticamente dal nulla. Quando per caso venni coinvolto in una iniziativa (e che figuraccia feci eh) mi raccontò tutta la storia e le tante difficoltà. La prima era convincere reperire i fondi e risorse (una novità, perché se no che sfizio ci sta). Dal 2014 ha lavorato e ha creduto in un sogno. Con il solito entusiasmo contagioso. Vi assicuro, se ci parlate una mezz’ora alla fine vi viene quasi voglia di giocare pure voi…
Comunque si diceva, ha lavorato all’organizzazione dei primi campionati italiani, è stato il primo allenatore della nazionale femminile. Mattone su mattone ha messo in piedi un movimento (ma solo a me sta cosa mi fa un poco impressione). In tre anni ha creato due nazionali e le ha portate a giocarsi i campionati del mondo da protagonisti. La squadra della sua città – Nola - per il secondo anno di fila si è giocata la finale per lo scudetto con Pisa (e Pisa ha 4 elementi in nazionale eh).
Non solo, il nolano in questione, è tra i “mammasantissima” del movimento del sitting volley europeo. Qualche mese fa è stato candidato come presidente del ParaVolley Europe (una sorta di UEFA), organismo di cui è tra i principali fondatori e movimentatori.
Nel mezzo sta pure il fatto che è consigliere nazionale Fipav (per la seconda volta).
Ma la cosa che, personalmente, mi affascina è che non perde mai lo spirito “fave, pancetta e pecorino (e vino)” e le proprie radici nolanopopolari.

C. “Va bene così… lo pubblico?”
A. “Ehhhh… Ma il nome… Iaaa ma comm se fa". 

Se comunque non l’avete capito stiamo parlando di Guido Pasciari. Ma bastava la foto per capire no?
C. "Va bene ora... Pubblico?"
A. "Comunque io aggiungerei che..."

"... che se qualcuno chiedesse a me chi è Guido Pasciari (vabbè oltre all'affetto che mi lega alla famiglia...) io gli direi che è la pallavolo a Nola. Lui ha pure giocato, all'epoca nella palestra del Masullo. La pallavolo femminile a Nola senza di lui non esisterebbe. Tu non te lo ricordi (io sono chiù vicchiariell e te), ma  nei primi anni '80, quando non c'era la movida, l'appuntamento era: 'ci vediamo alle 6 alla palestra'. Che poi alle 5 già era piena, tanto è vero che si dovettero inventare una tribunetta perché non ci entravamo più. Parecchi di quei ragazzi si sono fidanzati e anche sposati (la figura di Guido Pasciari in versione agenzia matrimoniale mi è nuova, ndr). E poi la prima promozione in serie C, le piccole pesti che sono andate alle finali nazionali, tutte ragazze di Nola eh... Il tutto senza aiuto, quasi da solo. E poi la ciliegina sulla torta, la nazionale di sitting volley sul tetto del mondo... Quasi sul tetto del mondo. E con un personaggio del genere minimo minimo a Nola c'avessa sta nu Palazzetto che non finisce più, e invece... Ma questo già lo sai..."
C."OK, fatto. Va bene così?"
A. "Si, mo sì..."


P. S. Non fiori ma una cena al cancelluzzo come ringraziamento può comunque andare bene… Siamo due persone che ci accontentiamo di poco…


venerdì 13 luglio 2018

Non solo rinforzi: le voci di dentro e di fuori del Nola 1925


Il 13 luglio è il termine ultimo per l’iscrizione al campionato di serie D. Oggi il Nola presenterà gli incartamenti, comprensivi di bonifico e tasse di iscrizione (circa 18mila euro) insieme alla fidejussione bancaria di 30mila e passa euro.
Il “progetto tecnico-imprenditoriale a dir poco avvenieristico” è appena cominciato… Si vola “in Lega Pro” (ma senza un campo da giocare, figurarsi uno stadio…)

Tra conferme e volti nuovi e qualche dubbio. Inutile parlare dei rinforzi. La società è sempre attenta a comunicare i nuovi arrivi. Quindi se volete potete leggerli sul sito. Non tanto attenta invece nel salutare chi va via (vedi Avino e che ca***). Quindi non potrete leggerlo sul sito. Come non potrete leggere notizie riguardo alcune fondamentali figure societarie e dirigenziali, perché nascoste tra le righe (di un comunicato). Come il nome del nuovo Direttore Sportivo, il cui ruolo è stato affidato a Felice Iovino. Dopo le voci riguardanti Mennitto (ex Savoia), il presidente De Lucia, in coda ad un comunicato che annunciava i fratelli Napolitano, ringraziando il “nostro direttore Felice Iovino”, ha di fatto ufficializzato chi ricoprirà  un ruolo cardine nel “progetto tecnico-imprenditoriale a dir poco avvenieristico”. Ex Direttore Sportivo del Nola nella stagione 2009/2010, l’anno scorso Felice Iovino ricopriva lo stesso ruolo nel Cimitile, squadra che ha disputato il campionato di Promozione.
L’impressione è che la chiave di volta sia il tecnico Stefano Liquidato, che quest’anno ricoprirà il ruolo di direttore dell’area tecnica e responsabile del settore giovanile. Insomma una sorta di manager all’inglese a cui affidare tutta la gestione tecnica societaria, compresa l’individuazione dei rinforzi e i nuovi acquisti da fare e portare a termine.
Altro volto nuovo dell’organigramma societario dovrebbe essere il team manager: Vincenzo Musto. Ex Giffonese, Savoia, Battipagliese e Scafatese, stando a quanto riporta il sito sportcampania.it, il nuovo dirigente dovrebbe essere ufficializzato a breve. Magari insieme al nuovo segretario, figura fondamentale per una società di calcio. Anche in questo caso solo voci. Radio Piazza dava per quasi certo l’arrivo di Francesco Russo, esperto dirigente del San Vitaliano, le cui quotazioni però sono improvvisamente scese a zero (pare abbia rinunciato all'incarico).
Radio Piazza h24 invece dà qualche addio a sorpresa anche tra i soci e i dirigenti. Più di una voce infatti parla di dimissioni di Michele Franzese, tesoriere (ricopre ancora il ruolo?), che non sarebbe stato d’accordo con la nuova politica societaria e nello specifico avrebbe espresso dubbi di natura progettuale (diciamo così) sull’acquisizione del titolo per disputare il campionato di serie D. Lo strappo, forte, senza alcun dubbio c’è stato, ora bisognerà vedere se si riuscirà ad apparare e si vorrà ricucire.
Sarebbe forse il caso di una conferenza stampa o almeno un comunicato. 

Senza strutture solo fuffa. Qualsiasi progetto tecnico sportivo, anche il più “a dir poco avvenieristico” presuppone una struttura all’altezza. Figurarsi poi se il piano quinquennale vede l’arrivo in Lega Pro. Ma, onestamente, voi ve la immaginate la Lega Pro allo Sporting Club? Eppure, se fino a qualche tempo fa, la società puntava tutto sulla gestione dello Sporting Club (anche più importante della categoria da disputare), oggi forse qualcosa è cambiato. Anche per la situazione politica a Nola (vedi commissariamento) e per il prossimo ben servito alla segretaria Dovetto.

Il primo st(r)ep. La conferma dell’agibilità e dell’omologazione per la serie D. La società insieme ai tecnici comunali ci sta già lavorando e non dovrebbero esserci problemi. Le misure infatti, anche se quelle minime, corrispondono all’ultimo regolamento LND (quello del 2016) e la struttura già nel 2011 ha avuto parere favorevole dalla commissione, anche se ‘provvisorio’. Qualche “problemino” comunque risolvibile potrebbe riguardare il manto in sintetico, che non versa certo in ottimo stato e che dovrebbe essere almeno ripettinato. Sempre secondo il regolamento LND qualche problema “potrebbero” riservarlo le panchine che devono essere per 15 soggetti (e non più 12). Entrambe le questioni non dovrebbero condizionare il parere favorevole della Lega. Senza dubbio qualche piccolo lavoretto (non guardare me, guarda la mano, cit.) dovrà comunque essere svolto. Ad oggi, nessuna determina di spesa o affido dei lavori è visibile nell’albo pretorio dell’ente di Piazza Duomo. Probabile si attenda la commissione LND per poi eventualmente intervenire.

L’affido in gestione (aspetta e spera…) Situazione complicata. La società ha spesso sbandierato ai quattro venti di voler  prendere in gestione pluriennale il complesso polisportivo e trasformarlo in un centro servizi “a dir poco avvenieristico”. Ovviamente tra il dire e il fare… c’è di mezzo la legge e la burocrazia. Dunque, ad ora la situazione è bloccata, anche considerando che tale atto (affido in gestione pluriennale) non può essere compiuto dal Commissario prefettizio. Perché un atto di straordinaria amministrazione e soprattutto un atto di chiara ed evidente valenza strategica e dunque politica (cito una fonte). Non solo, con il vociferato ben servito alla segretaria comunale Dovetto, la situazione si complica ulteriormente. Appare comunque sempre più evidente che la gestione dello Sporting Club sarà anche questa volta tema di campagna elettorale (nonché frutto di un prossimo mio articolo esplicativo). Insomma come ogni elezione... sai che palle... 

Le voci di dentro e di fuori. Riguardo allo stadio circola la voce (che ad ora trova poche conferme, ma comunque ribadita da più fonti) che la società – con il supporto di un ex assessore presente alla presentazione (secondo voi chi è?)- stia pensando ad una soluzione per una copertura della tribuna centrale. In mancanza di voci ufficiali in merito dal parte del club, si fa sempre più insistente l’ipotesi che vede, tra le soluzioni studiate, quella di una sorta di copertura provvisoria, da smontare e rimontare prima delle gare. Anche perché una copertura stabile implicherebbe tutta una serie di permessi, autorizzazioni e procedure (tra cui un’eventuale gara di appalto) essendo lo Sporting una struttura comunale. Senza considerare il fatto che qualsiasi atto di ordinaria amministrazione andrebbe oltre i ‘poteri’ del Commissario Prefettizio che regge attualmente l’Ente.
A prescindere da voci, conferme, preventivi e soluzioni ipotetiche tre le certezze: per qualsiasi opera mobile e provvisoria (l’ipotesi di una copertura definitiva resta ad ora ai confini della realtà) serve il parere e l’autorizzazione dell’ufficio tecnico comunale e l’agibilità della LND. Non sono un tecnico ma nutro una perplessità in merito: considerando la struttura della tribunetta centrale (molto bassa) una qualsiasi copertura non dovrebbe limitare la visibilità delle due tribune laterali, pena mancata agibilità (il regolamento per le strutture della LND su questo punto è chiarissimo). Anche in questo caso, se dovesse verificarsi l’addio della segretaria Dovetto la situazione potrebbe complicarsi ulteriormente. Gli impiegati dell’ufficio BBCC da soli infatti potrebbero davvero poco…
La spese comunque sarebbero sostenute da parte della società che andrebbe così a scalarle dai circa 12mila euro da versare nelle casse comunali per l’utilizzo dello Sporting Club per la prossima stagione sportiva.

P.S. “Felice ti piace il nuovo logo?” “No prufessò, nun mi piace” “Ma pensa a quelli del Monopoli” “Prufessò… nun mi piace” 

giovedì 28 giugno 2018

Gigli, misure e sicurezza: i numeri di una presa per il c… fondelli (con certificato di agibilità)


Ve lo ricordate il lavoro tecnico dell’anno scorso dell’ingegnere Mario Arienzo che, per la prima volta nella storia della Festa, stabilì scientificamente le misure delle macchine da festa, con l’obiettivo di garantirne i reali margini di sicurezza? Quello stesso lavoro, che venne inviato dalla Fondazione al Sindaco e al Segretario Comunale, come riferimento per le verifiche tecniche di agibilità delle macchine da Festa? Ecco, adesso prendetelo e buttatelo nel ce**o, o magari datelo ai vostri bimbi per colorarci sopra.

Perché da quest’anno tutto e cambiato. Ogni giglio ha una misura, quasi tutti hanno eliminato le croci di Sant’Andrea previste a partire dal terzo pezzo (fondamentali per la sicurezza secondo lo studio di Arienzo), insomma si è tornati a qualche anno fa, anzi oggi è pure peggio… Il tutto, con il parere favorevole di chi dovrebbe sorvegliare e tutelare proprio le macchine da festa e la loro sicurezza: Fondazione e Comune di Nola.

LE CARTE (UNA PARTE). Quest’anno ognuno ha fatto come caspiterina gli pareva, con il beneplacito certificato del consulente tecnico nominato dal Comune, che ha comunque dato l’agibilità secondo il capitolato inviato all’Ente dalla Fondazione stessa, e protocollato in data 31/05/2018, come si legge da determina dirigenziale n. 148 del 31 maggio 2018. Capitolato che però, secondo  l’indagine di mercato pubblicata il 24 maggio sul sito del Comune, già sarebbe dovuto essere in possesso di questi ultimo (si legge “l’Ente Festa nel TRASMETTERE il progetto ‘dimensioni gigli’ condiviso dalle botteghe e approvato dalla Fondazione ritualmente chiede di nominare un tecnico….”). Ora mi chiedo: ma di che capitolato stiamo parlando? E soprattutto, considerato che a fine maggio le parti lignee dei gigli sono già pronte da tempo: a quale capitolato si sono rifatte? A quello di Arienzo? Oppure ce ne è un altro? Qualcuno si è andato a prendere la briga di controllare le misure nelle botteghe durante la fase di lavorazione prima del 31 maggio? Non solo, nel 2017 la richiesta “rituale” (lo prevede lo statuto della Fondazione) di tecnico collaudatore fu inviata prima di marzo (vedi verbale fondazione del 9/3/2917), specificando chiaramente che il capitolato da rispettare fosse quello “Arienzo”, come mai quest’anno si è provveduto a farlo così tardi? Avendo un sito ufficiale perché, ad oggi, non è ancora possibile sapere, e quindi rendere pubblico, un GIGLIO A NOLA COME DEVE ESSERE FATTO? Anche perché la macchina da festa pure sarebbe un bene immateriale da tutelare e proteggere….
Insomma un bel casotto, un burdello esagerato dove non si capisce nulla. E quindi ne è venuto fuori un bailamme di numeri, croci di Sant’Andrea e crocicchi di misure diverse. I numeri del bancolotto proprio. Il tutto ovviamente certificato dall’architetto Barone che ha dato parere favorevole per l’agibilità (la Festa di è svolta regolarmente mi pare). Seguendo quale capitolato non ci è dato sapere e neppure possiamo riuscire a ricavarlo da soli (visto che ogni giglio ha le sue misure).

LE MISURE. Solo due gigli rispettano le misure e il capitolato di Arienzo. Le croci di Sant’Andrea, presenti un anno, fa sono magicamente sparite (per miracolo del Santo evidentemente) da quasi tutti i gigli (2 su 9 le hanno). I piedi sono uno spettacolo di fantasia che neppure il nonno ubriaco che chiama i numeri durante la tombola di Natale: si passa da 20 a 18 cm, passando per 17.50 e finendo a  17 cm. La fantasia e il cazzo che mi pare al potere insomma. Stessa situazione per le borde e per alcuni elementi strutturali, io ti do una zeppa a te, tu me ne dai tre a me, e quell’altro le toglie e l’altro ancora decide in corso d’opera. D’altronde se il controllore non controlla e soprattutto non chiarisce definitivamente quali siano le misure, è normale che non ci si capisce più nulla e alla fine ognuno decide per se (e Dio per tutti).  

Alla fine l’anarchia più totale e soprattutto LEGITTIMATA da Fondazione e Comune di Nola (l’ho già detto sta cosa?)che hanno addirittura pagato 5mila euro un tecnico per dare l’agibilità secondo un capitolato che evidentemente è SUSCETTIBILE DI INTERPETAZIONE ….
I risultati di questo CAOS primordiale: se l’anno passato, nonostante polemiche e casini, i gigli non ebbero problemi strutturali, quest’anno non è affatto andata così, con il Bettoliere che proprio per questo motivo ha rallentato la Festa di almeno due ore. Ma tanto, il problema non c’è. Ognuno fa come gli pare, col parere favorevole del Comune e col sostegno di una Fondazione Festa dei Gigli che ha perso oramai ogni minima autorità o autorevolezza. Sempre più una barzelletta. Ma provare un po’ di imbarazzo no? 

LA COMPETIZIONE. Per il popolo, a cui piace come me il brivido della ‘competizione’,  l’amaro in bocca: come si fa a giudicare una prestazione se ogni giglio viene costruito con misure ed elementi strutturali diversi? Un giglio che rispetta il capitolato di Arienzo, è meno flessibile e più pesante rispetto ad uno che ha 3cm in meno nei piedi, qualcuno in più nella borda e senza le croci di Sant’Andrea del terzo pezzo: quindi a me che piace lo spettacolo e la prestazione posso dire che a qualcuno “è piaciuto vincere facile” (bongibongibobobo)? 

Di eventuali rischi sicurezza non voglio neppure parlare….

Segue galleria fotografica.

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