lunedì 11 giugno 2018

La stagione infinita del Nola Città dei Gigli: tutti (o quasi) i protagonisti di un trionfo


Come si fa a raccontare un’intera stagione. Cominciata ad ottobre e finita con un tanto sofferto quanto trionfale stillicidio playoff. Emozionalmente massacrante per i tifosi. Non oso dunque neppure pensare quanto lo sia stata per i dirigenti e le giocatrici e lo staff tecnico.
Mi piacerebbe citare ognuno di quelli che hanno avuto anche una minima parte in questa esaltante avventura. Da dove cominciare? Senza dubbio dal campo: perché senza le ragazze nulla sarebbe stato possibile.


In campo

Schiuccat e mman. La prima lezione che ho imparato: si vince come collettivo, si perde come collettivo. Però, adesso, levatevi un attimo davanti. E fate un poco di spazio, per piacere. Che devo rendere omaggio a una gigantessa. Una che, silvesterstallonemente parlando, ci ha gli occhi della tigre. Una che quando ti guarda sembra che ti scruti fino a dentro l’anima. Questi playoff sono stati un incubo per lei. Ma zitta e muta si è abbracciata sola soletta il cantone e ha fatto una processione da pataterna, punto di riferimento silenzioso per le giovani della paranza.
Nonostante un ricovero al pronto soccorso, febbre a 40° e tallonite, nei momenti difficili si è caricata il gigliosquadra da sola sulle spalle che mamma mia... Come in gara 3 a Battipaglia, che resta per me la più bella che le abbia visto giocare e che non me la dimenticherò mai. Una potenza quando attacca, una roba strana (quasi sgorbiosa, oserei, nel gesto estetico) ma di un’efficacia disarmante quando difende. Ecco, se io fossi una femmina (e pure magro permettetemi) e potessi diventare una giocatrice di pallavolo, mi piacerebbe essere Anna Pericolo in questi playoff. Vabbè... Poi per mia figlia Sofia è un vero mito.

Dottor Jackill e mister Hyde. Non riuscirò mai a comprendere come una persona possa essere così grintosa, cattiva e incazzata in campo (tanto da farle dire a un avversaria “t scass e mman”), per poi trasformarsi fuori dalla situazioni di gioco in una delle più rispettose, educate, gentili e cortesi che abbia conosciuto. I suoi colpi di cannone mi hanno fatto “innamorare” (sportivamente parlando) di lei dalla prima partita… E poi la grinta che mette in campo, bellamammà… Se un giorno vi dovesse capitare di incontrare in campo Tonia De Martino, sentite a me, levatevi davanti.

“Mi hai fatto uscire fuori dalla volontà di Dio”. Avrebbe detto mia nonna. Quella a te ti devono mangiare i cani per tutte le bestemmie che mi ha fatto uscire di bocca. Nonostante tutto ha messo sempre palle a terra decisive. Le sue esultanze resteranno nella storia del Nola Città dei Gigli. Uccellino sperduto o scricciolo, appellatela come volete, ma… Immaginate cosa potrebbe fare Giovanna Prisco con un po’ di sostanza in più? L’anno prossimo, se vuoi, io e Andrea Foglia ti facciamo un attimo da consulenti e ti assicuro che con la palla fai i buchi a terra.

“Mi hai fatto uscire fuori dalla volontà di Dio” 2. In quanto a bestemmie e imprecazioni ha fatto concorrenza a Giovanna Prisco. E come Giovanna si è prontamente tolta gli schiaffi da faccia con giocate di ottimo livello e palle schiattate a terra con tutto lo sdegno (vedi secondo e terzo set di gara 3 col San Salvatore). La rabbia più grande è che a volte sembrava poco convinta dei propri mezzi. Giulia Ventre vale anche per te: hai bisogno di un motivatore? Io sto qua…

Sciacciasassi. Come schiaccia a terra la palla Chiara Palazzolo, nessuna nel mondo proprio. Quindi non ti puoi proprio lamentare che corri avanti e indietro: certe soddisfazioni di schiattare la palla in faccia alle avversarie cancella tutta la fatica. Nella gara decisiva di sabato le sue battute hanno fatto la differenza. Ecco, mo la prossima volta che ti viene in testa di mollare tutto, pensa a quante soddisfazioni ti sei tolta.

La faccia nostra sotto i piedi vostri. Ma tu a una che nella settimana del suo matrimonio gioca tre partiti fondamentali per la stagione del Nola, che il giorno dopo essersi sposata è in campo in una partita decisiva, sfoderando una prestazione da spellarsi le mani ad applaudire, che cosa gli vuoi dire? “Ci sono cose più importanti nella vita che contano più di una vittoria o una sconfitta”… E tu Ale D'Alessio ne sei stata testimonianza.

Pauuuuuura. Lucia è una che mi ispira tanta, tanta simpatia. Gregario di lusso, mi dà sempre l’impressione di divertirsi sia in campo che in panchina. L’ho detto e ripetuto più di una volta: è sempre difficile farsi trovare pronta quando si è chiamate in causa a singhiozzo. Lei ci è riuscita SEMPRE, lasciando il segno parecchie volte in campionato. La prossima stagione ti voglio intervistare (si si mo me lo segno sull’agenda).   

Giglianti si nasce. Di questa stagione mi rimarranno impresse le sue faccine. Elena Drozina è una sente ogni partita dentro all’anima. Fuori classe assoluto, nonostante l’età sembra avere lo spirito di una ragazzina. Anche lei nei momenti di difficoltà toglie più di una volta le castagne da fuoco. Unico (e imperdonabile) neo: non sembra gradire troppo la festa dei gigli… Ma regalarci una vittoria di un campionato con promozione in serie B2 può perdonare tutto. E comunque l’hai mai vista la Festa dei Gigli? E allora come fai a giudicare… Se vuoi mi offro Cicerone (con famiglia – la mia - a carico ovviamente). 
 
Piccole donne crescono. Quanto sono lontane le foto con il dito medio in bella mostra. La ragazzina terribile Simona Ruotolo ha forse smussato gli angoli, anche se non ha perso la capa fresca tipica di una sedicenne. L’esordio in campionato, nei playoff, il ruolo di capitano: una stagione ricca di emozioni culminato in un pianto.

Puffetta. O almeno credo sia lei. Ha una paio di tifose personali in tribuna, Alessia Angelillo ha sempre risposto presente quando è stata chiamata in causa. E questo è accaduto più di una volta in stagione.

IN PANCHINA

Il fuoco. Visto da fuori Luciano Della Volpe sembra un allenatore elettrico. In panchina non sta fermo un attimo, dal suo sguardo traspare ogni singola emozione. Ha avuto il merito di mentalizzare una squadra proiettandola verso la vittoria del campionato. Partita dopo partita si è calato i un ambiente, quello nolano, sicuramente atipico. Adesso lo aspettiamo sotto al Giglio. Ma veramente eh….

L’acqua. Raffaele Donnarumma sta a Luciano come l’acqua col fuoco. Tranquillo e calmo (ma solo all’apparenza) l’uno, esuberante ed esagitato l’altro. Lo jing e lo yan del Nola Città dei Gigli, due metà della mela che combaciano. La promozione B2 è per metà anche merito suo. Aneddoto. Ogni sabato ci incrociavamo al Supermercato. Ogni sabato la squadra vinceva. Quando non l’ho incontrato alla vigilia dell’ultima partita lo ammetto: nu poc me so cacat sotto…

Sangue nolano. La mia è solo una sensazione a pelle. Ma non penso di esagerare dicendo che Alfredo Diana è uno che secondo me Nola ce l’ha nel sangue. Ovviamente lui non poteva saperlo fino a quando non ha incontrato il Nola Città dei Gigli. Preparatore atletico di valore assoluto (parlano per lui i risultati) si è calato appieno nel clima infuocato del Palazzetto risultando mattatore in console e animatore di primo ordine. In una paranze elementi del genere valgono spesso più di un cullatore.
 
MAGIC MOMENT

Il mondo sotto sopra. Ma veramente. I “grazie infinite per la vostra presenza” rivolti singolarmente ai tanti intervenuti da parte del presidente Elvezia Chiacchiaro mettono quasi in imbarazzo. Quella è la città e gli sportivi nolani che dovrebbero ringraziare mille e mille volte per le emozioni regalate e per tutto quello che fate da anni per lo sport. E alla fine della festa pure secchio e ramazza in mano per pulire il palazzetto. Garbo e stile restano uniche, marchio di fabbrica di una società che sto imparando a conoscere.

Nolano doc. Alla fine di gara 3 con l’Olimpia che è valsa la promozione in serie B2, quando si è accasciato stremato sul seggiolino del Palamerliano che neppure ci fosse stato lui in campo. Giuro, ho pensato che si sentisse male. La sua espressione, che racchiudeva un universo di emozioni, non la dimenticherò davvero mai. Come non dimenticherò il continuo e incessante incitamento durante il quarto set. Già te l’ho detto: quel set l’hai vinto da solo.

Famiglia all inclusive. La corsa in lacrime verso la zona segnapunti è un’altra delle cose che non dimenticherò mai. Collante che, a parer mio, contribuisce tantissimo a tenere insieme tanti pezzi diversi, zitt zitt, allarga (un passettino alla volta) e tiene unita una famiglia immensa.  

Compagni di viaggio. Sono stati tanti. Qualcuno nuovo, come il grande Ciccio Casoria, che ha animato un’intera stagione gli spalti del PalaMerliano.
In trasferta a San Salvatore Telesino abbiamo apparato una macchina pesantissima. Andrea e Palma Foglia e con grande, grandissimo, piacere ho ritrovato la compagnia di Carmine Sorrentino. Alla fine ci hanno fatto una capa tanta pallavolisticamente parlando, ma almeno il viaggio è stato in piacevole compagnia.
Ho conosciuto comunque tante persone. Insieme a loro ho esultato (tanto), mi sono amareggiato e divertito da morire. Ho riscoperto un tifo ‘pane e salame’ (anzi no, pancetta, pecorino e fave), ho intonato cori imbarazzanti, ma soprattutto ho riso come non mai. Tra tutti prendo a simbolo il caro Andrea Meo con famiglia a carico. Esempio di come si dovrebbe vivere lo sport. Tutti insieme, appassionatamente e in allegria (mandando talvolta pure a quel paese arbitro e avversari, basta che con la partita finisce tutto).

Il factotum della città (dei gigli). Nel corso del campionato gli ho visto fare di tutto: da aggiustare la rete a riavviare il segnapunti elettronico a tante altre piccole cose. Il tutto con simpatia ed eccentricità riuscendo a ritagliarsi momenti di protagonismo assoluto, capace di rompere la tensione del momento con una risata. Resta una figura di cui è impossibile fare a meno. Gerry Cimmino è secondo me una delle tante anime di questa società.

Campionessa d’Italia. Permette di citare la giovanissima Cecilia Di Laora, campionessa italiana di Ju Jitsu fresca fresca, presente sugli spalti nelle ultime tre gara casalinghe dei playoff. E’ una ragazza in gambissima e la sua presenza ha dato lustro alla tifoseria. Ma quante in Italia possono annoverare una campionessa di arti marziali? E mo mittit a copp….

Rosa Mazzocchi. Una citazione era dovuta per l’impegno profuso. Anche se ancora devo capire per fare cosa. Tifosa? Dirigente? Mamma di piccole atlete? Una che si trova a passare per sbaglio al Palazzetto e che per farla stare zitta le mettono a fare qualcosa? Onestamente non lo so (e non voglio neppure chiederlo se no come la prendo in giro)… Ma qualunque cosa sia o faccia le dico grazie, così almeno per una volta mi fai stare quieto.

E penso che ho detto quasi tutti. Troverete l’assenza di una persona, ma mi ha promesso un’intervista a breve e quindi me lo stipo per il prossimo articolo.


mercoledì 30 maggio 2018

Danni per uso improprio del Parco Archeologico Urbano: di chi è la colpa? E qualcuno ne risponderà?


A volte capita che a consultare l’albo pretorio trovi risposte ad domande che uno si pone da tempo. Una di queste riguarda il “green park” del Parco Archeologico Urbano, struttura che dal 2014 attende il definitivo collaudo causa una variante ai lavori. Esatto, stiamo parlando di quel parco inaugurato in pompa magna alla vigilia della scorsa tornata elettorale. Inaugurato ma mai reso fruibile alla cittadinanza…
E niente… scopri che la ditta che ha fatto i lavori attendeva i pagamenti perché, in base a quanto riportato dalla determina n. 87 del 5 aprile 2018 venivano riscontrati dei non meglio specificati danni.
Si legge nella determina. “Lo scrivente RUP (ing. Gustavo Anaclerio) ha richiesto alla Direzione Lavori (l’ing. Giuseppe Angri, ndr) chiarimenti in merito ad alcune opere realizzate nel corso dei lavori e localizzate nell’area denominata Green Park ove durante le visite di collaudo erano emersi danni rilevati dal collaudatore incaricato Arch. Rosa Stefanile”. Dunque la ditta affidataria dei lavori non veniva pagata in virtù di questi danni rilevati.
Il 1 marzo 2018 il RUP chiede chiarimenti al direttore dei lavori ing. Giuseppe Angri. 
Questo prontamente risponde (vedi foto della relazione presente sull'albo pretorio) confermando che nel 2014 i lavori furono eseguiti a “regola d’arte… tutto si presentava integro ad eccezione della posa in opera dei pali di illuminazione avvenuta successivamente (maggio-giugno 2014)”. Non solo. L’ing. Angri specifica che nella sua visita ad oggi “il parco risulta per buona parte incolto, con pozzetti di ispezione senza chiusure e non più complanare”. Non solo (2 e qui casca l’asino). L’impresa esecutrice dei lavori forniva una pec inviata alla stazione unica appaltante e al collaudatore in cui “veniva denunciato un uso improprio dell’area green park in occasione di manifestazioni pubbliche nell’area archeologica”.
Dunque i danni arrecati che impediscono il collaudo dell’area e (sulla carta) anche l’utilizzo potrebbero essere stati causati USO IMPROPRIO in occasione di MANIFESTAZIONI PUBBLICHE (vedi foto). Adesso io non è che ricordi nello specifico tutte le manifestazioni dal 2014 ad oggi, ma a memoria mi sembra di ricordare che il parco veniva “utilizzato” in occasione di eventi “fiori all’occhiello” del giugno nolano o manifestazioni di carattere culturale. Quindi non solo il parco archeologico veniva utilizzato e aperto al pubblico senza collaudo (e a denunciarlo eravamo i soliti 2-3 scemi), ma questa “aperture al pubblico” mezze abusive hanno quasi certamente causato una serie di danni documentati che di fatto costeranno all’ente pubblico esborso di denaro per porvi rimedio in vista del collaudo. Ora la domanda: di chi è la colpa? Sicuramente di chi materialmente ha procurato i danni, ma politicamente (e non solo) ne risponderà qualche assessorato? L'ente pubblico ha avviato un procedimento contro chi dovrebbe aver causato questi danni? i danni sono stati quantificati economicamente?
In attesa di chiarimenti che non arriveranno mai, si attende come da prassi insabbiamento. La città sentitamente ringrazia.

La relazione dell'Ing. Angri pubblicata nell'albo pretorio del Comune di Nola

lunedì 14 maggio 2018

Il pasticciaccio della Fondazione Festa dei Gigli: Fusco è membro del CDA ma l’Ente che rappresenta non ne sa niente


Mi ero ripromesso di fregarmene della Fondazione. Ma poi, all’intrasatta, su feisbuk la Tripaldi se ne esce con una carta che coce malamente proprio. In pratica dalla Città Metropolitana arriva la certificazione che questi il tesoriere Fusco (membro che dovrebbe rappresentarli nel CDA) non sanno neppure chi è… e che loro mai hanno cacciato (e mai cacceranno) un euro per la Fondazione. Insomma hanno chiaramente risposto: uagliù ma chi v sap? 

Strano perché Gaetano Fusco risulta nominato rappresentante dell’ex Provincia con decreto presidenziale del 20 giugno 2014. Un porcatina che suscitò qualche critica (dallo stesso Trombone sul cazziblog… pienz) perché la Provincia di fatto era un ente disciolto e infatti ad ottobre si andò a votare per la nuova Città Metropolitana con Pentangelo (oh, proprio il presidente facente funzioni che ha nominato Fusco) che pigliò pure una vracata di voti.
Dunque, ma ch sta succerenn ngopp a Città Metropolitana?
E chi o sap.. O meglio forse qualcuno lo sa troppo bene. Dando uno sguardo al documento in questione, si legge chiaro chiaro che: “Agli atti della Direzione Partecipazioni e Controllo Analogo non risulta atto di adesione dell’Ente alla Fondazione festa dei Gigli di Nola (ehhhhhhh!!!!), ne alcun provvedimento concernente contributi o altro tipo di trasferimenti alla stessa”.

Ora considerando che secondo l’articolo 15 della Fondazione i soci sostenitori sono obbligati a contribuire “alla sopravvivenza della medesima ed alla realizzazione dei suoi scopi mediante contributi in denaro, annuali o pluriennali, che confluiscono nel fondo di gestione con le modalità ed in misura non inferiore a quella stabilita, anche annualmente, dal CdA” e che “la qualifica di Socio Partecipante Sostenitore dura tutto il periodo per il quale il contributo è stato regolarmente versato” sorge più di un dubbio. Perché la Città Metropolitana ci tiene a chiarire che lei nulla sa e nulla vuole sapere della Fondazione festa dei Gigli? Perché pur non versando alcuna quota viene ancora considerata socia sostenitrice a sua insaputa? E Fusco chi o cosa rappresenta in seno al CDA? 

C’è risposta? Mi auguro ci sarà… ovviamente carte alla mano…
Nel frattempo la speranza è che nessuno ricorra al TAR in merito alla posizione di Fusco, che con l’assegnazione alle porte… Sai che burdello esagerato… Patatern…

Nota in calce… per brevità ho evitato approfondimento di ulteriori situazioni quali:
1) Il procedimento contro la paranza Uragano è stato archiviato o ce lo siamo perso per strada? (vedi verbale 17/7/2017)
2) Il procedimento contro la bottega NAL è stato archiviato o ce lo siamo perso per strada? (vedi verbale 17/7/2017)
3) Il procedimento contro la paranza Volontari è stato archiviato o ce lo siamo perso per strada? (vedi verbale 17/7/2017)
4) Quando verrà pubblicato il bilancio preventivo 2018?
5) Quando verrà pubblicato il conto consuntivo 2017?

Ecco lo sapevo... sono andato lungo... Ma nun cià facc, nun cià facc...

venerdì 4 maggio 2018

Intervista doppia. Quando il calcio e il volley si incontrano finisce che si sposano (la storia di Alessandra D’Alessio e Raffaele Poziello)


Il calcio e il volley. Due universi paralleli dello sport distanti anni luce ma che talvolta potrebbero pure incontrarsi. Per caso o per uno strano scherzo della beffarda divinità Eupalla. Diciamo su una spiaggia della Calabria. E magari fidanzarsi e dopo tre anni sposarsi pure. Come Alessandra D’Alessio e Raffaele Poziello. Lei gioca nel Nola Città dei Gigli e sta lottando per la promozione in serie B, lui corre e suda con il Campania Ponticelli (all’anagrafe Frattese) in serie D alla ricerca di una salvezza non facilissima. 

Alessandra D’Alessio, ruolo?
“Libero. Quando ho cominciato non indovinavo un colpo e mi dicevano.. tu mettiti là dietro oì”

Raffaele Poziello?
“Trequartista. Ma ho giocato in tante posizioni. Mezzala, attaccante esterno, ala e mi è capitato pure di fare l’attaccante. Ho imparato ad adattarmi. Però mi diverto di più a giocare dietro le punte. Ma è il mister che decide e io cerco di fare del mio meglio a prescindere dal ruolo”.

Differenze che emergono da una semplicissima domanda. Le storie di vita sportiva di Alessandra e Raffaele sono diversissime, come il calcio e il volley. Lui sicuramente più schivo, pronto a dare spazio alla più espansiva Alessandra. Quando incrociano gli sguardi però li vedi i cuoricini che sprizzano dagli occhi di entrambi.

Come vi siete conosciuti?
Alessandra: “Aeee… In spiaggia in Calabria. Entrambi eravamo lì solo per un giorno. Quasi per caso. Anche se lui oggi è ancora convinto che io abbia detto a mio nipote di chiedergli se voleva giocare a pallone con lui…”

Raffaele ride…. 
Cenzo pensa che secondo me Raffaele non tiene ragione, di più.
Sempre parlando di cuoricini, Raffaele lo ritrovi spesso sugli spalti del Palamerliano. Chiacchierando vengo a sapere che spesso segue Alessandra anche in trasferta.

Ma avevi mai seguito una partita di pallavolo dal vivo prima di conoscere lei?
“No mai. Al massimo la nazionale in tv alle Olimpiadi”.

E tu Alessandra, avevi mai seguito dal vivo una gara di ‘calcio minore’?
“No no. E ammetto che ogni volta che lo vedo giocare mi sento male dall’ansia. Vorrei sempre il meglio per lui”.

Differenze tra i ‘due spalti’ ce ne sono…
Alessandra: “Nel calcio l’atmosfera è senza dubbio più tesa. Lo avverti anche sugli spalti”
Raffaele: “Un poco è vero… Sono sport diversi e questa differenza si avverte anche sulle gradinate”

E in campo invece…
Alessandra: “Lui all’inizio mi chiedeva sempre ma perché vi abbracciate e urlate sempre…” (ride tanto)
Raffaele: “E’ vero, questa cosa mi ha colpito tanto perché nel calcio come si potrebbe mai… Però il calcio è uno sport di contatto mentre il volley no, e questo cambia non poco le cose secondo me. L’aggressività, l’agonismo, la cattiveria agonistica devono per forza essere interpretati diversamente….”
Alessandra: “Infatti lui quando gioca esiste solo e soltanto l’obiettivo….”
Raffaele la interrompe: “Pure se avessi di fronte mio fratello, nei 90 minuti farei l’impossibile per batterlo. Poi quando finisce la partita si torna ‘normali’, ma prima sei un avversario e a me piace sempre vincere…”

Solo questo…
Raffaele: “A me ha colpito anche che, seguendola da tre anni quasi sempre, ho notato che nella pallavolo chi è più forte vince praticamente sempre, nel calcio non è così. La possibilità di risultati a sorpresa sono molto più frequenti…”
Alessandra: “Ma anche i soldi…”

In che senso?
Alessandra: “Che loro guadagnano molto molto di più. Non c’è proprio paragone, una roba tipo 1 a 10 e pure di più. Tanto è vero che lui quando mi ha conosciuta non ci credeva…
Raffaele ride: “E’ vero. Ricordo che dicevo ‘ma come, fai la serie B mica un campionato minore…’ (ride di nuovo).  Un trattamento diverso che non è proprio giusto credo. Siamo entrambi due atleti e facciamo dei sacrifici anche se abbiamo tanta passione per quello che facciamo”.

E invece c’è differenza nei gruppi? Nel senso che litigano più i maschi o le ragazze?
Alessandra: “No, più noi… Assolutamente…”
Raffaele: “Non è vero, non c’è differenza. Solo che il segreto di un gruppo e non far uscire mai nulla all’esterno e forse questo siamo più bravi a farlo”.

Oltre allo sport fate altro nella vita?
Alessandra: “Sono laureata in economia e commercio e sto prendendo la specialistica. Poi lavoro fino alle 18,30 per la Play Video Football, una società di Casoria che si occupa di calcio giovanile… Una realtà molto molto interessante, con idee innovative per promuovere i ragazzi che giocano a calcio…”
Raffaele: “Io per adesso gioco a calcio…”
Alessandra: “Questo è dovuto anche al fatto che guadagnano bene…” (ride)
Raffaele: “Non è vero… Non è solo per questo. Noi ci alleniamo di più, siamo impegnati cinque giorni a settimana per parecchie ore e poi c’è la partita…”

Alessandra cosa hai imparato da Raffaele atleta?
“La mentalità. Lui si comporta come un professionista. E’, come si dice, mentalizzato… A cominciare dall’alimentazione pre partita, tipo riso e proteine senza mai sgarrare ad arrivare all’atteggiamento in partita e in allenamento. Diciamo che per lui non esistono pause ed è tutto finalizzato allo sport. Per esempio da quando stiamo insieme non esiste che ci si prenda una giornata di pausa che so… per andare al mare…”

E tu Raffaele?
“L’umiltà. Come atleta ho imparato da lei che l’umiltà è fondamentale, non devi mai sentirti arrivato. Alessandra è consapevole dei suoi limiti ma lavora per superarli….”

Come avete cominciato…
Alessandra:  “Io tardi, tardissimo. A 18 anni. Mi trascinò mia cognata. Ero proprio una schiappa, la palla non la colpivo neppure. Ancora mi domando come ho fatto e come faccio a stare qua…”
Raffaele: “Io ho cominciato con la scuola calcio “Ciccio Foggia”, poi sono andato nelle giovanili dell’Avellino e poi ho girato tanto. Con la Sibilla in serie D quando arrivammo secondi, poi in Molise, in Puglia… Ho girato molto tra C e D”.

Alessandra hai cominciato tardissimo…
“Si infatti. Prima ho fatto ginnastica artistica… Con le capriole almeno tutt’appost… Poi ho dovuto imparare tanto. Tantissimo. Ho rubato tanto dalle compagne di squadra. La mia più grande fortuna è stata quella di giocare sempre con grandi campionesse. Ho comunque fatto tutta la gavetta. Ho cominciato dalla Seconda Divisione e sono riuscita a vincere pure un campionato di serie B. Guarda se solo ci penso… All’inizio ero veramente indecente, poi sono cresciuta anno dopo anno. Merito anche delle compagne con cui ho giocato. Dora Sollo, ad esempio, è una guerriera. Caratterialmente è tostissima. Luciana Lauro, schiaccia con la forza di un uomo. Margherita Cozzolino… Bello e buono io a giocare con loro. Sono stata fortunatissima. Poi Valeria Ricciardi. E quest’anno con Elena e Anna. Cioè io che gioco titolare in mezzo a loro che hanno vinto scudetti e giocato e vinto in Europa…”

Raffaele e tu chi giocatore ricordi…
“Vabbè, Tommaso Manzo è un campionissimo. Uno che ha segnato oltre 300 gol in carriera e ha cominciato a farlo tardi. Impressionate guarda. Ero ragazzino e giocare con lui… Mamma mia. Poi Checco Ingenito… gente che in quelle categorie faceva la differenza sempre”.

Alla fine a Nola, come ti trovi?
“Benissimo, nulla da dire. Luciano già lo conoscevo, con le ragazze mi trovo benissimo. Sono arrivata tardi e piano piano sono riusciti ad inserirmi. Davvero mi trovo benissimo. Società, compagne…”

E l’anno prossimo? Cioè, se rimarrai magari riusciamo a mettere una buona parola pure per Raffaele. Se resta mister Liquidato magari ci parlo io (ovviamente scherzo eh mister… a capa mia sotto i piedi vostri)
Alessandra: “Sarebbe bello giocare entrambi a Nola, non lo nego. Bellissimo…” (veramente ha detto “foss o ciel)
Raffaele: “Nola è una bella piazza. Di quelle storiche. Ho visto che sta facendo benissimo, soprattutto nel girone di ritorno è andata fortissimo. Conosco Schioppa, Mimmo Olivieri, Zaccaro. Dovrei scendere di categoria, non ho mai giocato in Eccellenza, mai dire mai… O magari… Che ne sai”.

O magari…. (e considerando che li ho sentiti prima della sfida col Cervinara…)
E magari…non succede, ma se succede invitiamo pure Ciro Poziello, difensore dell’Ercolanese. Perché come si dice, mai separare le famiglie…

Alessandra D'Alessio, libero del Nola Città dei Gigli
 
Raffaele Poziello, centrocampista del Campania Ponticelli